 |
 |
Alla
ricerca della maniera antica nella forma e nel gusto più naturale |
|
E
stata una scelta ben precisa, fin dall’inizio, forse difficile,
senz’altro molto impegnativa quanto rara in quest’epoca dominata
ormai dai rigidi dettami del consumismo, che in cucina si traducono in
“congelati”, “precotti”, “pasti di massa”: i fratelli Manna,
invece, si sono votati alla genuinità, per condizione irrinunciabile. E
nel contempo, voluta e meditata riscoperta delle vecchie tradizioni
fatte, anzitutto e soprattutto, di genuinità. |
 |
 |
Ecco
perché i fratelli Manna per il loro ristorante lavorano “in casa”,
come si faceva nei tempi andati, in famiglia, alla confezione di
qualsiasi tipo di pasta ad esempio, dei grissini o degli antipasti. E
per quanto è possibile, s’affidano ed è l’esempio dell’olio
d’oliva, acquistato in Toscana, ed il riso raccolto nella provincia di
Mantova, all’arte
di contadini che loro stessi hanno pazientemente cercato e «scoperto»
tenendo ben fermo quel principio di genuinità e qualità cui si sono
indissolubilmente legati. Attenendosi scrupolosamente a ricette ormai
concepite quasi a livello di leggenda, lavorano personalmente i salumi,
curandone la stagionatura e l’affumicatura dei vari tagli di carne di
maiale.
E
per le altre carni hanno ormai come consuetudine l’accurata scelta
del capo da macellare, l’osservanza del periodo di «frollatura»; per
non parlare dell’attenzione nel preparare le carni salmistrate, le
lingue pregne di sapori d’una concia ricca di spezie e d’ingredienti
genuini.
I
Manna sono stati pionieri, nel logico prosieguo del loro impegno in
cucina, per quanto riguarda la conservazione secondo accurati
procedimenti dei funghi, della frutta di stagione, della verdura, in
modo da offrire nell’intero arco dell’anno un completo panorama di
piatti e sapori. Marmellate, frutta sciroppata sono degno coronamento e
guarnizione a dolci sempre fatti in casa, a completare un pranzo
all’insegna della genuinità. |
|
L'Altamira,
quando la semplicità è raffinatezza
Schweizer
dice che è l’ultima loro “pensata” denunciando, così, la
comunione d’intenti tra lui - che ha “disegnato” questo accessorio da cucina, unico nella sua funzionalità ed i
fratelli Manna che già servivano da tempo
carne alla pietra.
D’un
sol balzo sono stati superati i limiti delle pietre che si spaccavano,
che non reggevano il calore: con rara intuizione l’artista di Mezzano
ha trovato la soluzione al problema di come portare in tavola una pietra
riscaldata a 300 gradi e l’ha rivestita in legno ed acciaio «creando»
in questo modo uno strumento unico che imprime una svolta al modo
tradizionale di far cucina.
Altamira,
dicono Schweizer ed i fratelli Manna, non è una scoperta: cucinare i
cibi sulla pietra è consuetudine vecchia di millenni. Si è
raggiunto, con l’Altamira l’intento di rendere accessibile ed
usufruibile a tutti un modo di «mangiare
diverso»,
oltretutto genuino:
sull’Altamira, e basta un pizzico di sale, si può cucinare di
tutto, dalla carne al formaggio, alle uova, alla verdura senza alcun
condimento. Tutto a salvaguardia del gusto d’ogni cibo portato al
grado di cottura desiderato in una gradevole attesa.
|

Piatto
d’artista in un locale d’artista, questo è «l’Altamira»
accessorio che esalta - nella sua estrema semplicità - i ricchi e pieni
sapori dei cibi che i fratelli Manna in ogni modo portano al tavolo dei
loro ospiti.
|
|